15 Maggio 2012
A: Cmq cambiamo argomento, qualcuno ha qualcosa da proporre?
B: Ivano Fossati.
A: Senti c'è qualcosa che non va, io ho intuito per queste cose.
B: Ma come hai fatto???????
09 Aprile 2012
<< Chiesa fatta senza le mani>> è un dono di questo tipo. E' un racconto che parla di concentrazione estrema e che richiede concentrazione estrema. Nella sua scena clou, un prete si inginocchia in preghiera davanti a un dipinto di lui stesso in preghiera, e questa sembra l'immagine più wallaciana di tutte, così come il fienile più fotografato del mondo di DeLillo. << Chiesa fatta senza le mani>> è il mio dono preferito in un libro che ne è zeppo. Credo che sia per questo che detesto l'idea di smembrarlo e analizzarlo come ho fatto con gli altri. Più di qualunque altro racconto di Brevi interviste ha le porte chiuse ermeticamente, e per ogni lettore la gioia starà nel trovare le chiavi che ne aprono le serrature: e chi può dire se le vostre chiavi saranno le stesse delle mie? Ecco alcune delle mie, comunque, nel caso vi vada di raccoglierle.
Giorgio de Chirico ha dipinto quella che chiamava <<piazze metafisiche>>. Sono piene di ombre rese in modi meravigliosi. I colori intensi di Soutine. Anzi i colori in genere. Contateli.
Nel quinto volume di Alla ricerca del tempo perduto il romanziere Bergotte muore mentre è in una galleria a guardare la Veduta di Delft di Vermeer. Queste le sue ultime parole: <<E' così che avrei dovuto scrivere, i miei ultimi libri sono troppo secchi, avrei dovuto stendere più strati di colore, rendere la mia frase preziosa in sé>>.
Subito prima di un'eclissi parziale, si alza il vento. E succede anche un'altra cosa: appaiono delle ombre a banda (altrimenti dette ombre volanti), che fanno assomigliare il suono al fondo di una piscina.
Eclissi solare. Le Linee di Nazca in Perù. <<Occhio nel cielo>>.
<<La grata ha l'alito di menta>>? Un confessionale. Con un prete che mastica una gomma.
Dall'Oxford English Dictionary:
Prone a) ORIGINE Dal fr. pròne, grata o baluastra che separa il presbiterio di una chiesa dalla navata centrale, da cui venivanodati annunci e pronunciati discorsi. b)Storia della Chiesa: Esortazione o omelia pronunciata in chiesa. Anche: preghiere, esortazione,ecc. aggiunte a un sermone.
c)agg e avv.Diretto a inclinato verso il basso. Anche generic. in discesa ripida o verticale, a precipizio.
d) Rivolto in giù; chino in avanti e verso il basso; steso a faccia in giù o sulla pancia; scep. (della mano o dell'avambraccio) con il palmo rivolto in basso o all'indietro e il radio e l'ulna incrociati. Poi anche generic. steso su un piano.
Dall'Oxford English Dictionary: Apse,Apsis
Astronomia: Ciascuno dei due punti dell'orbita ellittica di un pianeta o di un altro corpo celeste in cui esso si trova rispettivamente più vicino o più lontano dal corpo celeste attorno a cui ruota. Architettura: Ampia struttura semicircolare o poliganale, spesso coperta con una semicupola, situata spec, all'estremità del coro o della navata di una chiesa.
Una canzone dei Waterboys C. S Lewis. Shadowlands Diario diun dolore. La morte
Atti, 17,24: Dio non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo.
Atti, 7, 48:Ma l'altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d'uomo.
06 Aprile 2012
(per E. Shofshahl, 1977-1987)
Arte Palpebre chiuse uno schermo di pelle, onirodipinti attraversano l'oscurità colorata di Giorno. Stanotte, in una pausa non sfiorata dalle ali del tempo, lui viaggia a quanto pare all'indietro. Rimpicciolisce, più liscio, perde la pancia e le leggere cicatrici dell'acne. Allampanato con le ossa da uccellino; capelli a scodella e orecchie a manico di tazza; la scia coi pantaloni e poi si raggomitola, rosa e muto e più piccolo finchè non si sente lacerare in una parte che serpeggia e una che gira. Niente si stende e tende sopra ogni altra cosa. Un punto nero ruota. Il punto si rompe in due, seghettato. La mia anima naviga verso un colore unico.
Uccelli, luce grigia. Giorno apre un occhio. E' steso mezzo fuori dal letto dove Sarah respira. Vede il parallelogramma della finestra, dall'angolo. Giorno, è dietro una finestra quadrata con uan tazza di qualcosa di caldo. Un Cezanne morto fa quest'alba di agosto a patacche onniangolari di rosso variegato, un azzurro che si abbuia. Un'ombra del monte di venere si ritrae verso un capezzolo smussato: fuoco. Sarah si sveglia al minimo tocco. Restano stesi a occhi aperti e in silenzio, illuminandosi sotto un lenzuolo. I colombi azionano il mattino, rumore dalla pancia. Lo stampato del lenzuolo sbiadisce dalla pelle di Sarah. Sarah si lega i capelli per la messa del mattino. Giorno prepara un altro scatolone per Esther. Si veste. Non trovava una scarpa. Al bordo del grande letto, una sola scarpa, guarda la lanugine ruotare tra le colonne gialloburro di un mattino che si attarda.
Arte nera Quel giorno va da Ester con Sarah. L'acciaio del letto di Esther luccida nella stanza luminoso. Esther sorride ottusamente mentre Giorno legge di giganti. - Sono un gigante,-legge: - Sono un gigante, una montagna, un pianeta. Tutto il resto sta molto più in basso. Le impronte dei miei piedi sono contee, la mia ombra è un fuso orario. Mi affaccio a alte finestre. Mi lavo in alte nuvole. - Sono un gigante, - cerda di dire Esther. Sarah, allergica, starnutisce. Giorno: - Sì.
Bianco e nero << Tutta la vera arte è musica>> (un altro insegnante). <<Le arti visive non sono che un angolo della sala onnicomprensiva da vera musica>> (ibid.) La musica si rivela come un rapporto fra una chiave e due note chiuse da quella chiave nella danza. Ritmo. E anche nei presogni di boccio di Giorno la musica divora ogni legge: quando c'è di più solido qui si rivela ritmo e nient'altro. I ritmi sono rapporti tra quello che credi e quello che credevi prima.
Stanotte il sacerdote appare in monocromia collare. Benedicimi Vuoi tu prendere questa donna Sarah Come mia Per quanto tempo Perchè ho dall'ultima volta che ti sei confessato a un corpo che ha il po- tere di assolvere. Bisogno di confessione. Come me quelli che hanno nuotato al mio fianco non comporta assoluzione, mette a nudo, la confessione in as- senza della consapevolezza del peccato, Benedicimi padre perchè non ci può essere consapevolezza del peccato senza consapevolezza della trasgressione senza consape- volezza del limite Piena di Grazie animale mai sentito. Preghiamo insieme per una rivelazione del limite Nuvole rosse nel caffè di Warhol. Crea dentro te stesso una consapevolezza di. Colore unico Quel giorno ritorna alla prima settimana di lavoro. La luce del sole capovolge il rosa di ASSISTENZA SANITARIA attraverso l'adesivo sul parabrezza. Giorno passa davanti a una fabbrica con la macchina della contea. - Habla Espanol? - chiede Eric Yang dal lato del passeggero. Il fumo di una ciminiera pende frastagliato mentre Giorgio annuisce. - Volevi vedere le corede,- dice Yang. Tieni gli occhi chiusi mentre fa ruotare. - Ti faccio vedere una corda. Habla? - Sì, - dice Giorno. - Hablo. Passano davanti a delle case. Lo speciale talento di Eric Yang è la rotazione mentale di oggetti tridimensionali. - Questo caso parla solo spagnolo, - dice Yang. - Il figlio della donna s'è fatto uccidere il mese scorso. Dentro casa. Orribile. Sedici anni. Storia di bande, storia di droga. Una chiazza così di sangue del ragazzo sul pavimento della cucina. Passano davanti a elmetti protettivi e martelli pneumatici. - Quella dice che non le resta altro di lui! - urla Yang. -Non ci lascia pulire. Dice che quello è lui, - dice. La rotazione mentale è l'hobby di Yang. E' consulente legale autorizzato e assistenze sociale. - Il tuo lavoro oggi, - Yang fa mulinare una corda immaginaria, prende qualcosa di mentale al lasso sul scuscoto, - è convincerla a disegnarlo. Anche solo il sangue. Nello specchietto retrovisore, dietro di lui, Giorno vede lo scatolone di provviste sul sedile posteriore. Non dovrebbe stare al sole. - Convincila a farlo, - dice Yang, liberando una corda che Giorno non vede. Yang chiude di nuovo gli occhi. -Ora cerco di far ruotare la bolletta del telefono di questo mese. Giorno sorpassa un lento furgoncino bianco. Ha i vetri colorati. Borchie di ruggine sulla fiancata. - Oggi vediamo la donna povera che ama il sangue e l'uomo ricco che chiede tempo. - Un mio vecchio insegante. L'ho detto a Ndiawar. - Giorno controlla a sinistra. - Insegnante d'arte, in una vita precedente. - Lo spacciatore della quiete pubblica, lo chiama Ndiawar,- dice Yang. Si corruga, concentradosi.-Sto facendo ruotare la tabella di marcia. Passiamo direttamente da lui tanto è di strada. Ma non è il primo sulla tabella di marcia. -Era un mio insegnante, - ripete GIorno.- Ce l'avevo a scuola. -Seguiamo la tabella. -Mi ha influenzato. Nel mio lavoro. Passano davanti a un terreno secco.
Arte Stanotte, alla finestra, sotto stelle che rifiutano di spostarsi, Giorno quasi riesce a onirodipingere da sveglio. Nel dipinto lui è in piedi sulla floscia incerata della piscina quando si solleva verso il cielo dell'ora di pranzo. Ascende senza peso, nè tirato da sopra n+ spinto da sotto, una linea perfetta verso un punto nel cielo sovrastante. Le montagne gravano smussate, l'umidità si avvolge nelle valli come garza. Holyoke e poi Springfield e Chicopee e Longmeadow e Hadley sono opache monete deformi. Giorno sale in cielo. L'aria si fa via via più azzurra. Qualcosa nel cielo ammicca, e lui non c'è più.
-Colori, - dice al lattice nero dello schermo. Lo schermo ha l'alito di menta. -Lei si lamenta che divento a colori quando dormo, - dice Giorno. -C'è qualcosa che capisce, - alita lo schermo, - di sicuro. Le ginocchia infiammate, Giorno fa tintinnare le tasche con le mani. Quante monete.
Due colori Gli occhi azzurri dietro la sua scrivania di Direttore dell'Igiene Mentale della Contea, il dottor Ndiawar è un tipo pelato e scuro dall'aria vagamente forestiera. Gli piace formare una guglia con le mani e guardarla mentre parla. - Tu dipingi, - dice. - Da studente, c'era scultura. Hai fatto psicologia. -Alza gli occhi. - In dosi massicce? Conosci le lingue? Il lento cenno di assenso di Giorno crea un puntino di luce d'ufficio riflessa sul cranio di Ndiawar. Giorno genera il puntino e lo uccide. La scrivania del Direttore è grande e stranamente pulita. Il curriculum di Giorno sembra minuscolo in mezzo a quella distesa. -Sarà, ma a me resta qualche dubbio, - dice Ndiawar. Allarga leggermente l'angolo delle mani. - Soldi qui non se ne vedono. Giorno dà due brevi vite al puntino. - Tu però dichiari di avere mezzi indipendenti, dal matrimonio. - E le mostre, - dice Giorno senza scomporsi. - Le vendite. - Una bugia scarlatta. - Tu vendi arte che hai prodotto in passato, hai dichiarato, - dice Ndiawar. Eric Yang è alto, vicino alla trentina, con capelli lunghi e occhi opachi che si aprono e si chiudono invece di battere. Giorno stringe la mano a Yang. - Come va? -Sorprendentemente bene. Ndiawar è chino su un cassetto aperto. - Il tuo nuovo addetto alla terapia artistica,- dice a Yang. Yang guarda Giorno nell'occhio. - Ehi amico, - dice. - Io faccio fuotare oggetti tridimensionali. Con la mente. - Tu e tu, a mezza giornata, diventate una squadra operativa che si fa i reparti di tutta la contea e dintorni, - legge Ndiawar a Giorno da un testo prestabilito. Regge la pagina con tutt'e due le mani. -Yang è il capo quando, insieme, visitate gli internati. Quelli conciati proprio male. Quelli che nessuno vuole. - Ho questo talento, io,- dice Yang, pettinandosi la frangia con quattro dita. -Chiudo gli occhi e creo l'immagine di un oggetto in tutti i suoi particolari. Da tutte le angolazioni. Poi lo faccio ruotare. - Passate da tutti gli internati segnati sulla tabella stabilita, - legge Ndiawar. -Yang, che è il capo, offre consulenza quei disgraziati, mentre tu li incoraggi con la tua perizia a esprimere le sensazioni scombinate con gesti artistici. - Riesco anche a vedere la trama e le imperfezioni e i giochi di luci e ombre sugli oggetti che faccio ruotare,- dice Yang. Fa piccoli gesti con la mano che non sembrano avere un significato particolare. - Si tratta di un talento tutto personale. - Guarda Ndiawar. -Voglio soltanto stare in prima linea col ragazzo. Il dottor Ndiawar ignora Yang. - Spingendoli a indirizzare producono artisticamente, - legge in tono monotono. - Su oggetti che non possono essere danneggiati. E' questo un modello di intervento operativo. La creta, per esempio, che come oggetto va bene. - Praticamente sono un dottore,- dice Yang, battendosi una sigaretta sulla nocc. Ndiawar si appoggia all'indietro e la guglia riappare. - Yang è un assistente sociale che sperpera medicine. Però è economico, e in quella carcassa si ritrova un buon cuore... Yang fissa il direttore. - Quali medicine? -... che offre agli altri. Giorno si alza in piedi. - Ho bisogno di sapere quando comincio. Ndiawar allunga tutt'e due le mani. - Compra la creta.
La notte prima che Esther si faccia male Sarah conduce Giorno alla piscina. Chiede a Giorno di sfiorare l'acqua che è illuminata dal basso da lampade sul basamento. Lui vede lo scarico al centro e quello che fa all'acqua circostante. L'acqua è così azzurra che sa perfino di azzurro, dice. Lei gli chiede di immergersi nella parte più bassa. Giorno e Sarah fanno sesso nella parte più bassa della piscina azzurra della casa dove Sarah ha trascorso l'infanzia. Sarah intorno a lui è acqua calda nell'acqua fredda. Giorno raggiunge l'orgasmo dentro di lei. Il bocchettone dello scarico sbatacchia e gorgheggia. Sarah comincia a avere l'orgasmo, le palpebre che vibrano, Giorno cerca di tenergliele aperte con le dita bagnate, lei gli si aggrappa, sbatte all'indietro contro il bordo piastrellato con un ritmico suono frusciante, bisbigliando:- Oh.
Quattro colori - Non so chi è Suotine,- dice Yang mentre si allontanano in macchina della casa della donna che parla solo spagnolo. - Ti è sembrato che somigliasse a Soutine? Il colre della macchina è un noncolore, nè marrone nè verde. Giorno non ha mai visto niente del genere. Si asciuga il sudore dalla faccia. -Sì. -Il suo scatolone delle provviste è dietro sotto un secchio di acciaio. Il manico di uno scopettone sferraglia contro il secchio. E' Sarah che ha pagato per lo scatolone e le provviste. Yang dà una botta al cruscotto. Il condizionatore d'aria sputacchia una puzza di muffa. Nella macchina il calore è intenso. - Fai la bolletta del telefono, - dice Giorno, mettendosi dietro un autobus di linea imbrattato di vernice spray. I vapori dell'autobus sono dolciastri. Yang abbassa il finestrino e si accende una sigaretta. La luce del sole rende pallide le esalazioni. -Ndiawar mi ha raccontato della figlioletta di tua moglie. Scusa per quella battuta sulla vacanza di prima settimana di lavoro. Scusa, non lo sapevo. Giorno vede il profilo di Yang con la coda dell'occhio. - Mi è sempre piaciuto l'azzurro delle bollette telefoniche. Il condizionatore d'aria comincia a reagire alla sua stessa puzza. Yang ha i capelli nerissimi e una sottile cravatta di lana e gli occhi color trota. Lì chiude. - Ora ho piegato la bolletta a triangolo. Ma un angolo non arriva a toccare la base. Ma è pur sempre un triangolo. Una cosa del genere ordine nel caos. Giorno vede qualcosa di giallo lungo la strada. - Eric? - La bolletta à un pò strappata sul lato destro del triangolo, - dice Yang, - e sono sessanta dollari. Lo strappo è minuscolo e bianco e con una specie di peluria. Devono essere le fibre della carta o qualcosa del genere. Giorno va a tutto gas per sorpassare un autocarro carico di polli. Sventagliata di grano e piume. - Sto facendo ruotare lo strappo in modo che non si veda,- bisbiglia Yang. Il lato della faccia di sfalda in mezzelune. -Ora c'è soltanto l'azzurro bolletta del telefono. Un clacson e lo strattone di una sterzata. Yang apre gli occhi. - Uao! -Scusa. Passano davanti a edifici scuri senza vetri alle finestre. Un ragazzino sporco lancia una pallina da tennis contro un muro. - Lo spero proprio,- sta dicendo Yang - Cosa? - Che acciuffino il guidatore ubriaco. Giorno guarda verso Yang. Yang lo guarda - Quello che ha messo sotto la tua piccola. - Che guidatore? - Spero proprio che lo acciuffino quel bastardo. Giorno guarda il parabrezza. - Esther ha avuto un incidente in piscina. - Voialtri avete una piscina? - Mia moglie. E' stato un incidente. Esther si è fatta male - Ndiawar mi ha detto che l'hanno messa sotto. - Il bocchettone dello scarico si è bloccato. Il risucchio dell'acqua l'ha risucchiata. - Cristo santo. - E' stata sotto un bel pezzo. - Mi dispiace. - Io non so nuotare. - Cristo. - La vedevo benissimo. La piscina è limpidissima. - Ndiawar ha detto che tu hai detto che il guidatore era ubriaco. - E' ancora in ospedale. Ci saranno danni celebrali Yang lo sta guardando. -Dovevi proprio essere qui oggi? Giorno allunga il collo per vedere le indicazioni. Sono fermi a un semaforo. - Da qualche parte. Yang guarda il libretto di immatricolazione attaccato al parasole. La fascetta di plasticaun tempo era verde. Punti.
Altissimo Anche le pennellate del lavoro meglio sognato si possono vedere come ritmi. Il dipinto di questo giorno svela i suoi ritmi contro un terreno dove la luce è soggetta agli influssi del vento. E' un vento che soffia forte e incostante sul campus della vecchia università, fischia contro la torre campanaria dechirichiana che ha raschiato di ogni ombra. E' un terreno dove momenti di calma si alternano a raffiche di luce. Dove gli spazi aperti lampeggiano come nervi malati e alberi chini pendono con un'aura vischiosa che si dispone ad appiccare un fuoco fluorescente all'erba, dove fascine di luce si accatastano alla base delle staccionate, dei muri, e ondeggiano e rifulgono. GLi orti aguzzi della torre companaria frangono le raffiche in spettri prismatici. Alti ragazzi in giacca sportiva solcano come lame un lucore che si scinde, gli album da disegno tenuti all'altezza degli occhi, preceduti dalle loro ombre in fuga. I venti scintillanti si placano a raccolta, sembrano avvoltolarsi, poi si azzuffano e fischiano e corruscano e combattono per filtrare in rosa tenue attraverso il rosone dell'Aula d'Arte. Gli appunti di Giorno si accendono. Sugli schermi di fronte illuminati artificialmetne, due diapositive della stessa cosa proiettano l'ombra fragile e palmata del professore d'arte sul podio, un vecchio gesuita arido, che sibila le esse nel microfono mal collegato, leggendo una lezione a un aula mezza piena di ragazzi. Quando si porta le mani agli occhi la sua è ombra d'insetto contro la colorata Delft di Vermeer. Il prete avvizzito legge la sua lezione su Vermeer e la sua limpidezza e la luminosità nonchè sulla luce come attaccamento/paramento al contorno degli oggetti. Morto nel 1675. Sconosciuto ai suoi tempi si capice perchè ha dipinto così poco. Ma ora noi sappiamo, è vero, ahm. Le tonalità giallo-azzurre dominano come contro ahm diciamo de Hooch. Gli studenti hanno giacche blu. Una luce figurativa senza precedenti serve sottilmente a glorificare Dio. La vedete. Un conferenziere famigertamente noioso. Un'immortalità aprioristica data per scontata nello spettatore. La ahm vedete. << La bellissima terribile immobilità di Delft>> nella semifinale frase di. L'aula è buia dietro la fila accesa di Giorno. Ai ragazzi è permesso esprimere un tocco personale nella scelta della cravatta. L'uniformità irreale della messa a fuoco che trasforma il dipinto in quello che il vetro nei sogni più cari al vetro forse vorrebbe essere. << Finestre sopra interni dove ogni conflitto è stato risolto>> nelle parole spesso citate di. Tutto illuminato e di una chiarezza tagliente vedete e ah,. Si teine mart. /giov. dopo il pranzo e la distribuzione della posta. Risolve i conflitti, organici e divini. Carne e spirito. Giorno sente aprire una busta. Lo spettatore vede come Dio, in altre ahm. Illuminato attraverso il tempo vedete. Il passato. Qualcuno fa schioccare una gomma da masticare. Risatine soffocate provenienti da una delle file dietro. L'aula è scarsamente illuminata. Un ragazzo alla destra di Giorno mugola e si dimena in un sonno profondo. Il professore è, è vero, assolutamente arido, indifferente, privo di vita. Il ragazzo accanto a Giorno è sempre più interessato alla parte del suo polso circondata dall'orologio. Il professore d'arte è un sessantenne vergine in bianco e nero che legge in tono monotono di come le particolari pennellate di un olandese ammazzano il tempo a Delft. Teste pettinate con cura si voltano obliquamente a guardare l'angolo delle lancette scintillanti dell'orologio. La famigerata eternità delle lezioni del gesuita. L'orologio è sul muro nero, tra finestre dai pannelli teatrali che sbattono contro il vetro a ogni raffica. Giorno, magro e pustoloso, si rende conto che è l'angolazione della brezza radiosa contro lo schermo a far luccicare la faccia umida contro l'ombra illuminata dal prete. Sulla lezione dattiloscritta del vecchio brillano grosse lacrime gelatinose. Giorno guarda una lacrima infilarsi in un'altra sulla guancia dell'insegnante d'arte. Il professore continua a leggere dell'uso di una tonalità a quattro colori nel riflesso del sole sul fiume Delft, Olanda. Le due lacrime si fondono, acquistando velocità lungo la guancia, perdendono la via del testo.
Quattro finestre
E ora nel terzo riquadro del dipinto illuminato dalle strelle il prete è davvero vecchio. Un insegnante in una vita precedente. Si inginocchia nel campo crocchiante al limitare di una zona industriale. I palmi giunti in atteggiamento di un antica devozione: una posa da patrono. Giorno, che ha fallito due volte, è in un certo senso fuori dalla figura trilaterale formano le altre figure sul campo. Le cicale sbraitano tra le erbacce secche. Le erbacce di un giallo smorto e la lungehezza e gli angoli delle loro ombre non hanno senso; il sole d'agosto ha idee tutte sue. <E' pervista..> Ndiawar dalla testa accecante legge nel solo da un appunto prestabilito. Yang protegge la sigaretta dalla brezza. <... la detenzione come naturale conseguenza per aver adottato comportamenti verso gli altri che risultano aberranti>>, legge Ndiawar. Il piccolo pianeta bianco che Giorno vede su uno stelo è un soffione in boccio. Yang si siede a gambe incrociate tangenzialmente rispetto all'ombra inginocchiata, fuma. La sua T-shirt dice CHIEDETEMI DEI MIEI NEMICI INVISIBILI. Si pettina con la mano. - E' questione di competenza territoriale, signore,> dice, - Così all'aperto, diventa una questione pubblica. Dico bene dottor Ndiawar. - Lo informi che una comunità di altre persone non è uno spazio vuoto. - Lei qui non è in uno spazio vuoto, signore,- dice Yang. - I diritti esistono in uno stato di tensione. Diritti necessariamente tesi. Ndiawar sta scorrendo. Yang seppellisce una cicca. - Veniamo al dunque, signore, padre se mi consente. Lei vuole pregare rivolto a un'immagine di se stesso che prega, e va bene. Nessun problema. E' nel suo diritto. Però non dove gli altri la possono vedere. Gli altri hanno il diritto di non doverla vedere contro la propria volontà, li turba. Non le sembra più che ragionevole? Giorno assiste allo scambio da sopra il suo leccalecca di neve. La tela è inchiodata a un cavalletto fermato sul campo con un peso. Il riquadro dell'ombra è distorto. L'ex insegnante d'arte gesuita è in ginocchio, nel dipinto. - E' prevista - Dwiawar - una detenzione aggiuntiva per il fatto di mettersi pubblicamente agli angoli delle strade a chiedere ai passanti di concedere minuti della loro giornata. - Uno soltanto. - Non esiste il diritto di avvicinare, disturbare o molestare un innocente. Yang non ha ombra. - Un minuto, - dice il professore d'arte nel dipinto fermato con un peso. - Chi non ha un minuto da perdere. - Competenza territoriale più molestie uguale detenzione, signore, - dice Yang. - Avvicinarli e costringerli a guardare il... quei passanti sono innocenti, diglielo. - Accetto il tempo ceh mi vorrete concedere. Fate voi. - Farsi rinchiudere un'altra volta. Chiedigli se gli piacerebbe. Ricordagli del rilascio a termine. - Uno spazio vuoto è una cosa, - dice Yang, lanciando una rapida occhiata da sopra la spalla come segnale per Giorno. - Solo non per la strada. - Ma Giorno non è dietro di lui. Il direttore sta rimettendo l'appunto in una cartella di cartone. Un accenno di guglia mentre osserva il campo. Gli occhi del gesuita non abbandonano mai il riquadro del cavalletto. Perchè la tela è il punto d'accesso dello spettatore all'onirodipinto, la per così dire finestra che si affaccia sulla scena, e perciò ha gli occhi puntati su Giorno, fra loro un minuscolo globo di pappo morto. La prospettiva non ha senso. L'ombra acefalo di Ndiawar ora è sopra Giorno, sopra la biacna sfera di lanugine, vede. - Si richiede perizia, - dice Ndiawa,- e di brutto! Idee tutte sue. Il respiro di Giorno rompe in due la sfera.
Limite
La testa di Esther è avvolta nella garza. Nella testa di Giorno è china su una pagina. La testa di Sarah è sul grembo del sacerdote nell'angolo luminoso della stanza. La stanza è bianca. La testa del sacerdote è buttata all'indietro, occhi al soffitto. - Mi dispiace, - dice la testa di Sarah al grembo nero. -Il telefono. Il bocchettone. Lo scarico. Il risucchio. Lei diventa bianca e lui diventa a colori. Chiedo scusa. - Anche se i giganti, - legge Giorno a voce alta. - Anche se i giganti sono tutti della stessa misura, hanno forme diverse. Ci sono i Ciclopi greci e il Pantagruele francese e il Bunyan americano. Ci sono ampi cicli multiculturali che presentano giganti come colonne di fiamma, come nuvole con le gambe, come montagne che camminano al contrario mentre tutto il mondo dorme. - No, io chiedo scusa,- dice la testa del sacerdote. Una mano bianca accarezza i capelli legati di Sarah. - Ci sono giganti arroventati e giganti caldi, - legge Giorno. - Ci sono anche giganti freddi. Sono forme. Una forma di gigante freddo è descritta nei cicli come uno scheletro alto un miglio tutto fatto di vetro colorato. Il gigante di vetro vive in una foresta di puro ghiaccio bianco. - Giganti freddi. - Dopo di lei, - bisbiglia Sarah, aprendo la porta della stanza di Esther. - E' il padrone di questa foresta. La testa sopra il bianco e nero sorride. - Dopo di lei. - La falcata del gigante di vetro copre un miglio. Cammina tutti i giorni tutto il giorno. Non si ferma mai. Non si può riposare. Perchè vive nel terrore che la sua foresta ghiacciata si sciolga. Il terrore lo fa camminare senza posa. - Non dorme. - dice Esther. - No non dorme mai, il gigante di vetro cammina per tutta la foresta bianca, con falcate di un miglio, giorno e notte, e il calore delle falcate sciolgie la foresta alle sue spalle. Esther cerca di sorridere alla porta che si richiude. La sua garza è immacolata. -L'arcobaleno. - Sì. - Giorno mostra l'immagine. -La foresta sciolta piove, e il gigante di vetro è l'arcobaleno. Questo è il ciclo. - Le foreste sciolte sono pioggia. Sarah fa uno starnuto, soffocato, in corridoio. Giorno aspetta che il sacerdote lo dica.
Chiudili
- Regola la velocità del respiro,- lo istruisce l'ex gesuita, essiccato e veramente vecchio. Yang e Ndiawar sono nella schiuma ai margini del mare azzurro del campo. - Respira aria,- dice il professore d'arte, mimando la bracciata. - Sputa acqua. Un ritmo. Dentro. Fuori. Giorno imita la bracciata. Erica Yang chiude gli occhi. -E' tornato lo strappo sulla bolletta. L'onirodipinto dell'insegnante in preghiera ininterrotta è inchiodato allo schermo fermato con un peso. Si alza il vento; neve di soffioni intorno a loro. Le api operano nel giallo del campo contro un azzurro crescente. - Inspira da sopra. Espira da sotto, - lo istruisce il vecchio. - Il crawl. Il campo arido è un isolo. L'acqua azzurra tutto intorno è stesa su un letto d'acciaio stretto e pulito sull'isola vicina. L'acqua si muove nel canale fra di loro. Giorno imita la bracciata. Le mani in pronazione abbattono semi bianchi. Una pianta è germogliata in un batter d'occhio. Lo stelo arriva già alle ginocchia di Giorno. Yang parla a Ndiawar della trama delle bolletta mentale non lasca una mano libera per aprire la porta. Il simbolismo dello scambio è inequivocabile. L'insegnante d'arte si è allontanato nuotando a dorso dalla crescita ondeggiante della pianta nera. Giorno si dimena nel polline, cercano di stabilire un ritmo. Sarah galleggia supina nel canale davanti all'isola di Esther. Poi l'ombra della pianta interrompe la luce. L'ombra è la cosa più grossa che Giorno abbia mai visto. La sua facciata si dilata fino a scomparire, reclama il prefisso bronto-. Il terreno rimbomba sotto il peso di un contrafforte. Il contrafforte si curva verso l'alto scomparendo dalla vista verso la facciata. Un rosono balugina al limite estremo del cielo. Il cavalletto cade in terra. Le porte di quella cosa sono spuntate dal nulla, torcendosi come labbra. La cosa si avventa contro di loro. - Aiuto!- dice Esther, piano piano, prima che la chiesa del quadro li inglobi. Giorno sente lo scricchiolio distante della crescita continua. La chiesa incostruita è buia, riceve luce solo dal vetro colorato. Le porte si sono lanciate dietro di loro, scomparendo. Il rosone continua a salire. E' rotondo e rosso. Le lance rifrante si irraggiano. All'interno della finestra una donna triste cerca con il sorriso di uscire dal vetro. Giorno mima ancora il crawl, unico stile che conosce. La finestra lascia andare luce e nient'altro, la colora. - Chiudi gli occhi che hai nella t esta, - arriva l'eco smorzato di Ndiawar. Yang è di fronte alla navata. - Chiudili. Volte a botte si abbuiano sopra il rosonoe. La finestra capovolge ogni normale rivelazione - ogni cosa solida qui è nera, tutto quanto è luce è colore brillante. Giorno, inspirando, ne vede la forma. Il colore si affievolisce dalla finestra, si assottiglia in una lancia rifranta, l'estremità è una punta scura. Intorno gli turbina qualcosa in bianco. Giorno si dirige a bracciate di crawl verso l'estremità appuntita, ascendendo senza peso. Il professore d'arte spretato mette l'orologio subacqueo di Giorno sull'altare. Ci si inginocchia davanti, bestemmiando. Avvolta nella garza Esther galleggia nel punto oscuro in cima al colore di forma acuminata del rosone rosso. Giorno vede la punta attraverso l'umido sipario stellato che le sue braccia hanno teso. L'azzurro dell'aria sembra nero - lui nuota attraverso la tenda, stelle piovono verso l'alto dalle sue bracciata. Mima la bracciata del crawl attraverso le stelle. La vede chiaramente, sta turbinando. - Non guardare! E ancora una volta è guardando in basso che fallisce. Voleva solo vedere da dove era salito. Un secondo - anche meno- tanto basta perchè tutto frani. Comincia dall'abside. L'oriente si precipita a occidente e la facciata occidentale non lo regge, rovinando. I muri sembrano fare spalluccie mentre franano su se stessi. Il punto nero sulla lancia rosa si squarcia. Esther si dimena mulinando tra le sue metà frastragliate, precipitando incontro al rosone proprio mentre la finestra si rovescia. E' tutto di una chiarezza fotografica. Yang dice Uao. Il contrafforte si spiega in avanti torcendosi. La caduta di Esther richiede tempo. Il corpo ruota lentamente nell'aria, trascinando una cometa di garza. Il rosone le piomba incontro. Un uomo alto un miglio potrebbe afferrarla nelle mani a coppa in mezzo alle stelle cadenti; la garza verrebbe dietro. E' il respiro mancato di Giorno a faralo diventare blu. La lastra di vetro color sangue trattiene la madre all'interno, aspettando che la liberi la figlia. Si sente il rumore dell'impatto a una grande altezza di vetro: terribile, versicolore.
Ruota
Il cielo è un occhio. Il crepuscolo e l'alba sono il sangue che nutre l'occhio. La notte è la palbebra chiusa dell'occhio. Ogni giorno la palpebra si riapre, svelando sangue, e l'iride azzurra di un gigante prono.
28 Marzo 2012
mikso: well thats just your preference
wilhelmgras: isn't the main approach for black these days the weird looking Ng8-e7-c8 idea?
Vukovic: Fischer woulda beaten Houdini!111!!1!!
Adolf_chessbomb: more to my point, in this super book release era book no one dare to recomended for white
Adolf_chessbomb: and they all know is the main line
Arildo: Gawain must be better here. Knight on g3 misplaced
Adolf_chessbomb: nobody is sure about it cause they know they cannot trust the engines
cheska: too many exchanges here..probably will end up drawn if it continues this way.
Aspirador: white can equalize with Rd1
Vukovic: Houdini just changed Rd1 from 0.00 to 0.01 !
wilhelmgras: so, in conclusion; i should be happy that the only guy who often plays the advance ck against me, continues with the weird 4. h4 5. Bg5 line.. :)
waustad: Time isn't that big of an issue yet, but could become one.
Adolf_chessbomb: lol, another antiengine line
Adolf_chessbomb: dont take the b pawn if u go Qb6
Adolf_chessbomb: u probably know what I mean
wilhelmgras: actually, the engine has helped me quite a lot and found Qxd4 for me
wilhelmgras: yes, absolutely
Adolf_chessbomb: ive seen Jobava fall for it in playchess blitz
Adolf_chessbomb: its an equal line if u dont do that after all, I think Anand vs shirov in rapid in Leon showed
Adolf_chessbomb: how to go about that
wilhelmgras: well, it may be playable if you don't play Bxd3 before taking the rook on a1
wilhelmgras: (maybe playable in a blityz game i mean)
Adolf_chessbomb: yes but caro players (except maybe Laznica or Jobava) usually dont do that
Adolf_chessbomb: I did that myself and I remember some ....Qa6 as frustrating for white
momez86: they are going to repeat moves here
wilhelmgras: seems like it equalizes indeed. though i think i'll stick to ...Qxd4 as it's more fun
wilhelmgras: (hah 'seems like'.. i've only looked at the idea for a minute... i shouldn't judge it that quickly)
LEOVIL: this game is draw
momez86: Nd8...I guess they'll play on for a bit longer
stromboli: Nd2-Nb3-Nc5 to hit a6...boh!
LEOVIL: draw
Sullivan: leovil qua non siamo su scacchiti.
LEOVIL: e tu parla in inglese
Sullivan: Leovil stop kidding. you don't understand anything about this position and you don't have any idea of what is going on so stop insulting our brain with your draw
Sullivan: sei un 1500 su scacchisti indegno per cortesia sappiamo tutti leggere il motore.
blindlemon: I could do with a couple of nice refreshing beers :)
LEOVIL: i am a 2300 on scacchisti... you is a very very rude and stup*d
Sullivan: lol blind :)
cobra87: ehi I play on scacchisti too ;)
perotius: hmmmm.... black is playing for win, but not sure this self-pin goes in the right direction :(
Sullivan: why are you asking me to speak English when you simply don't know even the basic grammar rules? meglio che parli in italiano per evitare alter figure barbine
blindlemon: Drank a few bottles of Guinness the other day, forgot how lovely it was. Beautiful.
LEOVIL: meglio se non parli che manco l'italiano conosci buffon*
Sullivan: e che 2300 e 2300 che su scacchisti hai 1800 e sono i 1800 gonfiati...che sono 1500 per cortesia
osamaels: calma ragazzi
LEOVIL: io stò qui a vedermi la partita e mi becco un matto che mi insulta
Satan: shut up slaves
Sullivan: stai tutto il tempo a dire patta patta patta senza manco sapere che sei al mondo. evita che i motori li sappiamo leggere tutti. ce la fai tu a capire due numerini che non distingui il cavallo dall'alfiere
LEOVIL: mammamia tu non stai bene...
blindlemon: Gawain has had a good tournament so far, gained about 20 rating points, well done Gawain. Good lad.
Sullivan: contribuisci con analisi, varianti o cose sensate. le idiozie di patta patta patta infastidiscono chi di scacchi capisce la differenza fra i pezzi minori
LEOVIL: io con le persone che non stanno bene non faccio discussioni.. quindi chiudo
Sullivan: cerco di stimolarti a migliorare se non vuoi rimanere il 1500 su scacchisti che sei.
LEOVIL: vbb sullivan se ti senti realizzato ti dico questo
osamaels: dai sullivan lascialo in pace. fate i bravi
xvimbi: If only there were keyboard characters for hand gestures...
cheska: gawain's no longer a tosser eh..way to go matey! hehe..
Sullivan: xvimbi you are gonna love it the characters :)
cobra87: ciao sullivan, io sono un 1600 su scacchisti perche gioco da poco.. cosa posso fare secondo te x migliorare?
Sullivan: welcome back! what's up?
Sullivan: cobra è semplice. guarda 10 partite di leovil e fai esattamente l'opposto. sarà facile così
LEOVIL: studia i finali... sono molto importante
Sullivan: ma nemmeno in italiano sai scrivere. sei incredibile
cobra87: :)
LEOVIL: capito cobra?
Sullivan: in inglese ci sta, da te mi aspetto di tutto dopo lo scempio che ho letto, ma in italiano, per dio!, forza leovil
cobra87: sì ma il mio problema + grosso è il mediogioco..
LEOVIL: allora ti consiglio teoria e pratica degli squilibri di silman
Sullivan: libro per i dementi, non avevo dubbi
LEOVIL: io l'ho letto tre volte ci sono dei concetti teorici da imparare
xvimbi: Sullivan: it would sure be interesting; someone should design these characters. Funny, though, they would have to be language/country-specific
larsan59: good idea, I want beers characters for Belgium
Sullivan: that's right. just wanna apologize for our language. it's not my fault. Leovil is not able to write anything in English except the word " Draw" and he is pretty funny in English. So apologize our italian but it's the only way he can express himself
LEOVIL: ahahahahahahahaahahahahahah
LEOVIL: chi capisce di scacchi ora??
cobra87: ok I'll read it!!
LEOVIL: ahahahahahahahaha ridicol*
LEOVIL: ahahahahahahahahahahahah
larsan59: maybe for him draw means something else...
Sullivan: guarda leovil se giochiamo questa posizione io e te la vinco 5 volte su 5 contro di te
LEOVIL: stò ridendo come un matto
LEOVIL: hai fatto una figura di .... epica ahahahahahahahaha
larsan59: Did he laugh in english ?
Sullivan: leovil tu vali esattamente il valore che hai
LEOVIL: ciao sullivan io vado (io almeno una vita c'è l'ho) tu passi il tempo ad insultare su internet mi dispero per te
Sullivan: no he is thinking that is more smart than me because this game ended in a draw, but he would lose this 10 on 10 against a week 1500 fide.
xvimbi: another draw for Caruana, but not such a bland one this time
LEOVIL: almeno io un valore c'è l'ho
Sullivan: non preoccuparti. non appena ti vedo su scacchisti ti picchio come un tamburo e te lo ricordo
Sullivan: si valore zero.
LEOVIL: vbb... ma sicuro mi ricorderò di chiamare il 118 se dovessi vederti
LEOVIL: ciao ciao
cobra87: bye italians ;)
Sullivan: ciao leo..stammi bene!
LEOVIL: bye all!!
Sullivan: thank's god he is able to say hallo in English
larsan59: it's allaways ridiculous to claim Draw ! or Win !, because you have one chance out of three anyway !
Sullivan: yes larsan but you know...a patzer is a patzer...
perotius: hmmm.... bad sign for Caruana... draw with white can still be ok, but he was never commanding the game, and had black found Nd5! at move 18 could even had lost :(
waustad: He's been white for most of the tournament if 2700chess is correct. 5w 3b.
Però cuochi e fiamme mi piace. Ma col cazzo che mi scoperei Si-MO-NE RU-GIA-DI a me piace Chiara Maci papapapapapapaprapara.
http://www.youtube.com/watch?v=knzFQJbNGpw&feature=related
28 Febbraio 2012
Qui l'autore. Nel senso dell'autore vero, l'essere umano vivente con la matita in mano, non una persona narrativa astratta. Persona che a volte compare ne "Il re pallido, come no, ma è più che altro un costrutto statutario pro forma, un entità che esiste unicamente a scopi legali e commerciali, una specie di ente giuridico; non ha alcun legame diretto, dimostrabile con me in quanto individuo. Questo qui invece sono io in qualità di persona reale, David Wallace, di anni quaranta, previdenza sociale n. 975-04-2012, che si rivolge a voi dall'abitazione uso ufficio detraibile nel modello 8829 al 725 di Indian Hill Buolevard, Claremont 91711, California, in questo quinto giorno della primavera 2005, per informarvi di quanto segue:
Tutto questo è vero. Questo libro è proprio vero. Mi corre l'obbligo di spiegare. Per prima cosa che vi pregherei di tornare indietro e guardare le avvertenze sulla pagina del copyight, quella interna a manca, subito dopo la copertina abbastanza infelice e fuorviante. Il paragrafetto senza rientro delle avvertenze esordisce dicendo <<I personaggi e i fatti di questo libro sono opera di fantasia>>. Mi rendo conto che i normali cittadini non leggono quasi mai certe avvertenze, come del resto non ci prendiamo il fastidio di guardare il copyright o tutte le noiose forumle pro forma sui contratti di vendita e sulle pubblicità, indicate come tutti sanno solo per obblighi di legge. In questo caso però mi vedo costrettto a leggerle, le avvertenze, e a capire che <<I personaggi e i fatti di questo libro....>> includono la presente "Introduzione dell'autore". In altre parole, la presente Introduzione nelle avvertenze è definita opera di fantasia, nel senso che rientra nella sfera della speciale protezione legale sancita dalle avvertenze. Protezione legale che mi serve per informarvi che quanto segue in realtà non è opera di fantasia, bensì è sostanzialmente vero e accurato. Che il re pallido è, di fatto, più un libro di memorie che una storia inventata. Questo a prima vista può creare un fastidioso paradosso. Le avvertenze del libro dichiarano che tutto quanto segue è opera di fantasia, compresa questa Introduzione, ma ora in questa stessa INtroduzione io dico che non c'è proprio niente di inventato, perciò se credete a una cosa non potete credere all'altra ecc ecc. Ci tengo a farvi sapere che certi paradossi furbetti e autoreferenziali danno fastidio anche a me - almeno ora che ho superato i trenta- e che questo libro tutto è fourchè una specie di astuto titillamento metanarrativo. Perciò mi faccio un dovere di infrangere il protocollo e di rivolgermi direttamente a voi, bella mia vera veste; perciò tutti i dati che mi identificano come persona reale sono spiattellati all'inizio della presente Introduzione. Così da potervi rendere nota la verità : qui l'unica <<fantasia>> in buona fede sono le avvertenze alla pagina del coptright - che sono, a loro volta, uno stratagemma legale scopo unico e integrale delle avvertenze è proteggere me, l'editore del libro e i distributori dell'editore da responsabilità legali. La ragione che spiega l'espressa richiesta di tali protezioni - che spiega di fatto, perchè l'editore (su consiglio del suo legale) le pretenda quale requisità indispensabile per accettare il manoscritto e sborsare l'anticipo- è la stessa che spiega come mai le avvertenze siano, a conti fatti, una bugià. Ecco la verita vera: quando segue è sostanzialmete vero e accurato. O almeno un parziale rendiconto prevalentemente vero e accurato di quello che ho visto, sentito e fatto, di quelli che ho conosciuto, con i quali e alle dipedenze dei quali ho lavorato, e di tutto quanto è successo alla Sede 047 dell'Agenzia delle Entrate, il Centro controlli regionale del Midwest, a Peoria, nell'Illinois, nel 1985-86. Il libro è basato in buona parte sui vari taccuini e diari che ho tenuto durante i miei tredici mesi come liquidatore standard al Ccr del Midwest. (<< Basato>> significa più o meno preso pari pari, per ragioni che risulteranno presto chiare). Il re pallido è, in altre parole , una specie di libro di memorie professionali. <.....>
Quello che sto cercando di fare qui, entro un raggio protettivo delle avvertenze alla pagina del copyright, è ignorare i codici taciti ed essere chiaro e diretto al cento per cento riguardo ai termini del presente contratto. Il re pallido è fondamentalmente un libro di memorie non inventato, con in più gli elementi del giornalismo ricostruttivo, della psicologia organizzativa, dei rudimenti di educazione civica e teoria tributaria ecc. Il contratto che ci unisce si basa sui presupposti (a) della mia veridicità e (b) della vostra comprensione che qualunque caratteristica o semione possano dare l'idea di minare tale veridicità sono in realtà stumenti di protezione legale, non dissimili dalle noiose formule che accompagnano lotterie ippiche e contratti civili, e in quanto tali non andrebberò decodificati nè letti ma piuttosto semplicemente accettati come prezzo richiesto per fare affari insieme, per così dire, nel clima commerciale odierno.
A questo si aggiunge il fatto autobiografico che, come tanti giovani secchioni e insoddisfatti dell'epoca, sognavo di diventare <<un artista>> cioè uno che da grande avrebbe fatto un lavoro originale e creativo anzichè noioso e monotono. Sognavo nella fattispecie di diventare un grande scrittore immortale alla Gaddis o alla Andreson, alla Balzac o alla Perec, ecc, e molti degli appunti dei taccuini su cui questo libro di memorie si basa erano a loro volta ravvivati e fratturati in senso letterario; del resto è così che vedevo all'epoca. In un certo senso si può dire che le mie ambizioni letterarie fossero il motivo principale dell'interruzione universitaria che mi ha portato a lavorare al Ccr del Midwest, anche se si tratta di un retroscena in buona parte secondario al quale accennerò, brevemente, solo qui nell'Introduzione, vale a dire:
In soldoni, la verità è che le prime opere di fantasia che mi abbiano mai pagato riguardavano certi studenti della mia prima università, che era costosissima, esclusiva e frequentata per lo più da un'elite diplomatasi nelle scuole private di New York e del New England. Senza entrate troppo nel merito, limitiamoci a dire che c'erano determinati brani in prosa che io stilavo per determinati studenti su determinati temi accademici, e che quei brani erano opera di fantasia nel senso che avevano stili, tesi, persone erudite e nomi autoriali che non erano i miei. Ci siamo capiti. Il motivo principe di questa piccola impresa era, come spesso nel mondo reale, economico. Non che fossi povero in canna all'università, ma la mia famiglia era tutt'altro che ricca, e parte del mio pacchetto di aiuti economici si basava su sostanziosi prestiti agevolati per gli studenti; e mi rendevo perfettamente conto che la restituzione di quei prestiti era la bestia nera di chi voleva seguire una carriera artistica dopo l'università, essendo cosa nota che la maggior parte degli artisti sgobba nell'oscurità ascetica per anni prima di ricavare il becco di un quattrino dal proprio mestiere. Del resto quell'università era piena di studenti le cui famiglie erano in condizione non solo di pagare dalla prima all'ultima retta ma a quanto pare anche di dare ai figli i soldi per qualunque spesa personale saltasse fuori, senza tante domande. << Spese personali>> in questo caso si riferisce a cose come lo sci nel fine settimana, impianti stereo dai prezzi esorbitanti, le feste dell'associazione studentesca ben provviste di alcolici, ecc ecc. Per non dire che nonostante l'intero campus misurasse meno di due acri, la maggior parte degli studenti possedeva un'auto che solo di parcheggio entro gli spazi dell'università costava quattrocento dollari a semstre. Roba da non credersi. Sotto molti aspetti, quell'università mi ha introdotto alla realtà nuda e cruda delle classi sociali, della stratificazione economica e alle svariate realtà finanziarie vissute da svariati americani. Alcuni di quegli studenti della buona società erano veramente viziati, cretini o indifferenti alle questioni etiche. Altri subivano forti pressioni dalla famiglia e non riuscivano, chissà perchè, a esprimere quello che secondo i genitori era il loro vero potenziale. Alcuni amministravano semplicemente male il tempo e le responsabilità, e ogni compito assegnato per la lezione successiva li metteva con le spalle al muro. Sono certo che avete inquadrato la situazione. Diciamo semplicemente che, per mettermi nella condizione di restituire parte dei prestiti a ritmo accellerato, fornivo un certo servizio. Servizio che non era economico, ma le mie prestazioni erano eccellenti, e meticolose. Richiedevo sempre, per esempio, un campione piuttosto cospicuo dei precedenti scritti del cliente per stabilire com'era portato a pensare e a esprimersi, e non commettevo mai l'errore di consegnare una cosa inversosimilmente superiore ai suoi lavori precedenti. Capirete forse anche perchè certi esercizi sarebbero un ottimo apprendistato per quelli interessati alla cosidetta <<scrittura creativa>>. Il ricavato dell'impresa veniva investito in un deposito vincolato assai redditizio; i tassi d'interesse all'epoca erano alti, mentre i prestiti agevolati per gli studenti cominciavano a maturare gli interessi solo a laurea conseguita. Era una strategia nel complesso conservatrice, economicamente e accademicamente parlando. Non è che scrivessi chissà quanti testi su commissione a settimana. Avevo anche il mio lavoro da fare, che non era poco. Per anticipare una domanda probabile, deve ammettere che il tutto era di un'etica a dir poco ambigua. Perciò un attimo fa ho detto chiaro e tondo che non ero squattrinato nè mi serviva un introito extra per mangiare. Non ero alla canna del gas. Cercavo, però, di accumulare qualche risparmio in previsione (previsione che si è poi avverata) dell'estenuante debito post laurea. Mi rendo conto che non è una scusa in senso stretto, ma credo che serva se non altro da spiegazione, e c'erano anche altri fattori e contesti più generici che possono essere considerati come attenuanti. L'università, tanto per cominciare, è stata la prima a rivelarsi un coacervo di ipocrisie morali, piccandosi per esempio della sua diversità, della vocazione sinistroide della sua politica mentre in realtà si adoperava a preparare un'elite di studenti destinati a mestieri elitari e a guadagni stratosferici che srebbe andata a ingrossare le file dei facoltosi ex allievi divenuti donatori. Nessuno ne faceva mai parola nè voleva nemmeno riconoscerlo, ma quell'università era un vero tempio di Mammone. Non scherzo. Il corso più frequentato, tanto per dire, era quello di Economia, e gli allievi migliori e più sveglie della mia classe sembravano ossessionati da una carriera a Wall Street, che all'epoca vantava <<Avido è bello>> come unica forma di ethos. Per non dire che al campus c'erano spacciatori di cocaina al dettaglio che si arricchivano molto più di me. Ma sono soltanto alcune delle attenuanti che, volendo, potrei fornire. Io conservavo un atteggiamento distaccato e professionale, non dissimile da quello di un avvocato. Fondamentalmente mi attenevo al principio che nonostante alcuni elementi della mia impresa potessero dare tecnicamente l'impressione che favorissi o sollecitassi la decisione di un cliente di violare il Codice di onestà accademica del college, questa decisione, e la relativa responsabilità pratica e morale, restava del cliente. Io ero uno scrittore freelance che accettava certi incarichi in cambio di denaro; perchè certi studenti volessero certi testi di una certa lunghezza su certi argomenti, e che cosa ne facesserò dopo la consegna, non era affar mio. Basti dire che sul finire del 1984 il comitato di giustizia studentesco dell'università non sposò quella tesi. Qui la faccenda si complica assumendo toni un pò raccapriccianti, e un libro di memorie di stampo classico probabilmente indugerebbe sui particolari e l'ingiustizia e l'ipocrisia belle e buone. Io non lo farò. Del resto ne parlo all'unico scopo di fornire un contesto agli elementi formali di impianto chiaramente narrativo del libro di memorie di stampo non classico che avete (mi auguro) comprato e che ora vi state gustando.
18 Febbraio 2012
Si stanno per ritirare due leggende del mondo dei Red Sox. Un lanciatore, il lanciatore più particolare degli ultimi 20 anni. Uno che lanciava palle molto più lentamente di quelle che lanciavo io a 17anni. Uno che ha un solo e unico lancio che viaggia lentamente e arriva nel guantone random. La Knuckleball, un lancio-scherzo che gli ha garantito qualcosa come una carriera paragonabile a quella di Roger Clements per quanto riguarda le vittorie in Red Sox. E poi un ricevitore, che nello stesso periodo di tempo, gli ultimi 15 anni è stato capitano della squadra e ricevitore. Lanciatore e ricevitore hanno un rapporto molto particolare, sono gli unici due giocatori che in partita devono collaborare e che devono comunicare costantemente durante la gara. Un lanciatore e il suo ricevitore si chiamano "batteria" e solo la base fondamentale per vincere le partite. Infatti nelle statistiche del baseball i lanciatori sono gli unici a fine stagione ad avere "partite vinte" e "partite perse" come se non ci fosse dietro nessun altro. E in effetti per quanto ingiusto per gli altri 7 componenti gli esiti delle partite sono spesso attribuibili allo stato di forma del lanciatore e all'intesa che ha con il suo ricevitore. Circa 15 anni insieme dicevo, e si stanno per ritirare dal mondo del baseball insieme, il ricevitore ha 40 anni mentre il lanciatore va per i 46 e cosa ancora più strana loro due, due leggende Boston Red Sox che hanno portato insieme agli altri campioni le vittorie del 2004 e del 2007 (dopo quasi 90 anni di digiuno per una delle squadre più amate e seguite del mondo, e con una rivalità storica verso i sempre vincenti e ricchissimi Yankees) non hanno quasi mai giocato insieme!! Infatti Varitek, questo il nome del ricevitore dei Boston Red Sox, non è mai riuscito, neanche dopo una 15ina di anni passati insieme, a capire dove cazzo il lancio "pazzo" fatto con le nocche di Wakefield (questo il nome del lanciatore) sarebbe andato a finire. Hanno provato e riprovato , ma erano rette parallele direbbe Dente. Quando lanciava Wakefield Varitek non riceveva e quando c'era bisogno di Varitek a battere non poteva lanciare Wakefield,ed è stato spessp necessario acquistare ricevitori "back up", dei turnisti in pratica, è stato necessario per la dirigenza Red Sox trovare specialisti del guantone (e un guantone particolare molto più largo) per riuscire a far funzionare il mitico Wakefield. Il lancio di Wakefield è qualcosa di totalmente bizzarro, battitori capaci con i propri riflessi a prendere palline lanciate a quasi 100miglia orarie da mostri alti oltre 2 metri come Randy Johnson, o Roger Clemens o Pedro Martinez costretti a vedersi arrivare al rallentatore questo lancio che resta in volo costante senza nessun tipo di spostamento laterale o verticale e che all'improvviso quasi per scherzo arrivato in prossimità del piatto inizia a muoversi in modo completamente casuale, Wakefield quando effettua il caricamente non sa dove il lancio andrà a finire, indirizza entro un certo raggio ma poi è la densità dell'aria e eventuali anche lievissime correnti a decidere dove andrà a finire il lancio.Per intendersi l'effetto è simile a quello di certe punizioni di Andrea Pirlo. L'effetto visivo è quasi comico, vedere questi mostri strafatti di palestra e steroidi, nati con riflessi sovraumani pagari milioni di dollari perchè unici a vedere palline arrivare a velocità simili a quelle dei neutrini girare per l'ennesiva volta a vuoto e incazzarsi come se tutto questo non avesse senso. Per 15 anni di fila. Credo sia stato molto molto bello. Mi viene in mente una delle scene più belle di sempre per chi ama questo sport, un film leggenda come Bull Durham http://www.youtube.com/watch?v=euHfP6X_axY&feature=related "ahaha" "ehy ma che è pazzo?" "eh si, non ho idea di dove tiri ogni volta.. lo giuro su dio" In questo caso non era un bluff, non era necessario prendere in testa la mascotte per dimostrarlo, davvero Varitek non ha mai saputo dove avrebbe tirato Wakefield le poche volte che hanno giocato insieme.
30 Gennaio 2012
Concerto delle Luci della centrale elettrica, cover Emilia Paranoica appena inizia la canzone un tizio con una barba lunghissima e vestito in modo rigorosamente alternativo inizia a urlare CCCP accanto a me a livelli di decibel con numeri con potenze con più di uno zero. Siamo a 2 passi di distanza e iniziamo a cantare la canzone e siamo praticamente gli unici due a sapere tutte le parole della canzone. Alla fine mi da, mentre abbassa il pugno chiuso tenuto in aria per tutto il corso della canzone mandata a memoria, uno sguardo di intesa. Ricambiato con un pò di vergogna. Un pò come Piperno che si abbracciò con il tifoso nazista in curva che aveva insultato gli ebrei per tutto il primo tempo, il gol li aveva uniti e Piperno non poteva non pensare che "poveraccio, mi dispiace. Se solo sapesse che sono un ebreo" io ho pensato "Poveraccio se solo sapesse che politicamente mi colloco un filo più a destra di Renzi". Momenti che fanno riflettere, ma non abbastanza.
27 Gennaio 2012
Io:Ah poi c'è una poesia in cui spiega che non può essere colpa dei platani.
M:Bella.
Io:Un giorno mi sa che la userò e farò finta che sia mia con gente che son sicuro che non ascoltano Brondi.
M:Classic
Io: che poi c'è i testi delle canzoni no.. e ad esempio io andavo fisso a cantare da quasi un mezzo decennio "che buon profumo di paraffina, profumo che ci siamo comprati" e invece è "che buon profumo di paraffina, il fumo che ci siamo comprati"
M: non capisci mai un cazzo
Io: eh in effetti, poi un altra cosa abbastanza divertente
M: si me la immagino
Io: è che praticamente nel testo di stagnola io ho sempre pensato che dicesse "e apri lo scrigno dei preservativi troppo costosi per i tuoi minuscoli seni"
M: si anche io perchè cosa dice invece?
Io: no, ma io l'avevo anche interpretata come una valutazione di Brondi sul costo/opportunità tra consumare un preservativo e la soddisfazione legata al sesso con seni minuscoli
M:buahahah, no cioè è più bello cos,ì però io penso sia "e apri lo scrigno dei preservativi troppo costosi, ..... ...... Per i tuoi minuscoli seni"
Io: no ma pensaci non è meglio come l'ho interpretata io?
M: ma mandagli una lettera, scrivigli a Brondi, cazzo è meglio in questo modo.
Io: tanto il 28 c'è il concerto glielo domando di persona.
M: tse ti conosco sai, te ne starai in silenzio sulle tue nella parte esterna della sala, nella parte meno luminosa.
Io: tu non hai capito, è un concerto delle Luci. Il pubblico è tutto nella parte esterna della sala nella parte meno luminosa.
28 Novembre 2011
Neanche una nuvola, ci sono solo scie chimiche ma, per fortuna, non sono un complottista.
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